Uomo sorridente su divano nero, sfondo scuro, scritta bianca: 'È già venerdì.'

Ciao,

oggi voglio raccontarti una cosa che mi è successa qualche giorno fa.


Mentre controllavo la posta dal telefono mi sono accorto che qualcosa era cambiato.

Le anteprime delle email erano diverse.

C’era già una frase che spiegava il contenuto della mail.


Non era il preheader, ovvero quelle riga di testo che decide chi manda la mail.

Era un riassunto. Scritto dall' intelligenza artificiale.


E lì ho pensato: questa è una cosa che chi fa email marketing dovrebbe iniziare a osservare molto bene.

Perché potrebbe cambiare il modo in cui le persone leggono, o decidono di non leggere, le email che ricevono.

Tre nomi, una direzione comune.

Forse non ci hai fatto caso, ma negli ultimi mesi tre giganti del tech hanno infilato l'intelligenza artificiale dentro le loro app di posta.


⇨ Google ha integrato Gemini in Gmail (gennaio 2026), con funzioni che vanno dai riassunti automatici dei thread alla ricerca in linguaggio naturale: ora puoi chiedere alla inbox "Chi era quella famiglia che mi aveva chiesto un preventivo per due settimane ad agosto, l'anno scorso?" e ottenere la mail giusta.


⇨ Microsoft ha trasformato Copilot dentro Outlook in un assistente "agente" (aprile 2026): non più solo reattivo, ma capace di prioritizzare le email, abbozzare risposte, riprogrammare riunioni e segnalare quando una mail suona troppo aggressiva prima ancora dell'invio.


⇨ Apple ha portato Apple Intelligence dentro Apple Mail, espansa in Europa con iOS 18.4 (aprile 2025): riassunti automatici, Priority Mail in cima alla inbox, Smart Reply per rispondere con un tocco.


Sembrano tre prodotti simili. Ma c'è una differenza enorme tra loro, ed è questa differenza che riguarda direttamente chi manda comunicazioni ogni giorno.

C'è una differenza che cambia tutto.

Gmail riassume dopo che l'utente ha aperto l'email.

Apple Mail riassume prima.

Sembra un dettaglio. Non lo è.


Su Apple Mail, al posto dell'anteprima del testo che hai scritto tu, l'utente vede direttamente un riassunto generato dall'AI. Dentro la inbox. Prima ancora di toccare la mail.


E qui arriva il numero che fa cambiare prospettiva: secondo i dati di Litmus ( Febbraio 2026), Apple Mail rappresenta circa il 46% delle aperture email nel mondo.


Quasi una mail su due viene aperta in un'inbox che l'ha già letta prima del destinatario. Ha capito di cosa parla, l'ha riassunta in poche righe, e il preheader che hai scritto con cura? Lo ha sostituito con qualcosa di automatico.

Vediamolo con un esempio:


Se la prima frase della tua email è "Gentile cliente, abbiamo ricevuto la sua richiesta...", il riassunto AI sarà altrettanto generico, e il tuo cliente capirà solo che gli stai scrivendo per qualcosa di formale.


Se invece la prima frase è "La sua prenotazione del 12 luglio è confermata, e abbiamo riservato la camera vista mare richiesta", il riassunto sarà specifico, utile, e farà venire voglia di aprire per leggere il resto.


Non è più solo l'oggetto a fare la differenza. È la prima riga del corpo. È quello che l'AI legge per prima — ed è quello che il tuo cliente leggerà immediatamente.

Cosa cambia per chi manda email.

Arriviamo al punto che ci interessa davvero: cosa cambia per chi manda newsletter?

Tre cose, soprattutto.


1. L'open rate (tasso di apertura) sta diventando una metrica meno affidabile.

Dopo l'introduzione dei riassunti AI di Gmail, Folderly ha registrato un'apertura media salita al 45,6% — ma con un CTR sceso dal 4,35% al 3,93%.


La spiegazione è semplice: l'AI apre la mail per generarne il riassunto, e questo gonfia il dato di apertura. L'utente legge il riassunto, capisce di cosa si tratta, e non clicca. La metrica regina dell'email marketing oggi racconta meno verità di prima.


2. Le caselle "noreply" sono diventate un problema serio.

I provider di posta usano sempre di più le risposte reali degli utenti come segnale di engagement positivo. 


Una mail a cui nessuno può rispondere, agli occhi degli algoritmi, è una mail che non genera relazione.


E quindi vale meno, anche in termini di deliverability.


Tradotto: se mandi email da un indirizzo a cui nessuno può rispondere, stai dicendo agli algoritmi che non sei interessato al dialogo. E loro ne tengono conto.


3. Mille iscritti che ti leggono valgono più di diecimila che non aprono.

Un database con molti iscritti inattivi peggiora la reputazione del mittente per tutta la base contatti.

Se la maggior parte dei tuoi destinatari non apre o non clicca, l'AI inizia a trattare tutte le tue comunicazioni come rumore di fondo, anche quelle dirette ai contatti attivi.


Era già una buona pratica prima. Adesso è una scelta che gli algoritmi fanno al posto tuo, se non la fai tu.

C'è anche un'altra cosa: le tab "Promozioni".

Un cambiamento meno discusso, ma che vale la pena conoscere.

Sia Gmail che Apple Mail (dalla versione iOS 18.2 in poi) ordinano automaticamente le email in categorie: Principale, Promozioni, Aggiornamenti, Social.


Per come funziona l'AI oggi, una newsletter — anche scritta bene, anche inviata a iscritti che l'hanno richiesta — finisce quasi sempre nella tab "Promozioni". 


Non perché contenga un'offerta, perché ha la struttura tipica di una mail di marketing: HTML strutturato, immagini, link, call-to-action.


E le mail che finiscono in "Promozioni" hanno un destino diverso: vengono lette meno, vengono aperte più tardi, vengono dimenticate prima.


Cosa sposta una mail dalla tab "Promozioni" alla "Principale"?


Non il contenuto. Non la grafica. Non l'oggetto.

⇨ Le risposte reali dell'utente.

⇨ I click ripetuti nel tempo.

⇨ Lo spostamento manuale dell'utente da una tab all'altra.

⇨ La continuità di interazione con quel mittente.


L'AI non guarda il singolo invio. Guarda la storia della relazione.

La tua reputazione presso un singolo destinatario si costruisce nel tempo. E lo stesso utente che oggi ti tiene in "Principale" può spostarti in "Promozioni" tra qualche mese se smette di interagire con te.

Una riflessione, per chiudere.

L'email marketing richiede una attenziona in più.

In mezzo c'è una l'intelligenza che legge, riassume, decide cosa mostrare in cima, cosa nascondere in fondo, cosa rimuovere del tutto.


E lo fa diversamente per ogni utente, sulla base dei suoi comportamenti.

Non scrivi più solo al tuo cliente. Scrivi anche all'AI che decide cosa il tuo cliente vedrà.


Da qui in avanti, chi tiene conto di tutto questo continuerà ad arrivare al proprio cliente. Chi non lo fa, rischia di restare tra le righe riassunte da qualcun altro. Un cambiamento piccolo, in apparenza. Ma è quello che decide chi viene letto davvero e chi viene "saltato".

Al prossimo venerdì!

Uomo sorridente in abito elegante, atmosfera professionale e accogliente.
Marco Baroni
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